Jeudi 25 décembre 2008 4 25 /12 /Déc /2008 18:51

 


È con grande piacere che vi scrivo questo post. Prima di tutto perchè significa essere sopravvisuti ai 40 km di bicicletta nella strada della morte. È stata una bella avventura. Sicuramente impressionante ma non cosi pericoloso come immagino potesse essere sino a 2 anni fa quando la strada era veramente l'unica via di comunicazione tra La Paz e Coroico, percorsa quotidianamente da bus e camion stracaricchi che sbucavano all'improvviso da una curva.

Oggi, la "carretera de la muerte", è una richiamo turístico apprezzabile per i suoi precipizi, le sue curve cieche, le sue pendenze e le croci, disseminate lungo i 40 km di discesa, di gente che non è stata fortunata come noi da poter indossare la maglietta dei sopravissuti.

Ma il vero piacere di questo post è dato dal fatto di essere testimoni virtuali, sostenitori e, spero presto, amici di due persone che stanno portando avanti una impresa incredibile e altrettanto pericolosamente adrenalinica.

Con molta umiltà, e qualche legame di parentela indiretto, il nostro piccolo e poco aggiornato blog si è ritrovato tra i siti amici di www.girodelmondofresi.com.

Una idea pazza, di quelle che tante volte si progettano ma che poi non si realizzano.

A Sassari si dice che il vento che soffia a Porto Torres rende i suoi cittadini un pò pazzi. E pazzi devono essere davvero i protagonisti di questa incredibile avventura.

Due pesone: Piero e Vittorio Fresi, padre e figlio.

Una Barca: Onitron 1, un 11 metri con 25 anni di servizio ed un'attraversata oceánica, Porto Torres Barbados e rientro senza scalo, alle spalle.

Una missione: il giro del mondo in barca a vela, sulla rotta dei clipper, senza scalo.

Cio significa una traversata di 360 giorni, all'incirca, su tre oceani, chissa quanti mari e il doppiaggio di posti mitici e ai limiti del fantastico per qualunque marinaio e non solo. Il Capo di Buona Speranza, gia un ricordo, il Capo Horn che prevedono attraversare in piena estate australe. Quello sarà il punto in cui le nostre avventure saranno piu vicine. E anche se non mi potro avvicinare alla loro imbarcazione per offrirgli un bicchiere di vino è sicuro che farò un brindisi al loro doppiaggio. Perchè cos'altro potrei fare?. Di fronte a tanta pazzia si rimane senza parole. Ci si inginocchia per rendere omaggio al coraggio di questi due piccoli Sardi che con tanti sforzi e pochi soldi stanno realizando un sogno. Loro la chiamano "l'impresa" ed è il nome piu azzeccato se si pensa che Vittorio è stato costretto ad un intervento chirurgico per la sostituzione di una valvola cardiaca con una di tessuto di maiale, a causa di una infezione che un tempo gli sarebbe costata la vita. Tutto ciò non ha bloccato la realizzazione del loro sogno e quest'anno hanno celebrato il natale insieme alle balene, dopo avere gia passato il Capo di Buona Speranza e superato, con mari in tempesta, il punto piu difficile del viaggio.

Insomma chiunque voglia sapere di piu su questi due Capitani coraggiosi vada a dare uno sguardo al loro sito costantemente aggiornato dall'equipe que li segue da casa.

Ci son tante cose da leggere, aneddoti curiosi da conoscere e tanta voglia di essere con loro nella cabina stretta del'11 metri a mangiare uno dei buonissimi risotti imbottigiati e preparati con tanto amore dalla signora Rosaria, moglie e mamma di questa pazzia che si chiama Piero e Vittorio.

 

Cari Capitani coraggiosi avete tutto il nostro appoggio e la nostra apporvazione, convinti come siamo del fatto che solo i pazzi riescono a cambiare il mondo.

Brinderemo alla vostra salute e alla buona riuscita della vostra avventura, pregando che la pachamama vi faccia trovare venti calmi per permettervi un buon doppiaggio del Capo Horn.

Per il vino rimandiamo a Porto Torres, nella banchina dell'arrivo, dove spero che continui sempre a soffiare quel vento che omaggia una sana pazzia, affinche ci siano sempre altre avventure, altre onde da solcare e amici da riabbracciare al rientro.

Par G. & Anto
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Samedi 20 décembre 2008 6 20 /12 /Déc /2008 02:23

Chiedo venia agli "aficionados" se sono stato assente per cosi tanto tempo dalle pagine di questo blog. Ma ho un alibi piu che valido che giustifica quest'assenza.  Non vi preoccupate, niente che abbia a che vedere con la frattura delle falangi, ben'altro:  l'alibi si chiama Perú.

In effetti una volta superata l'oscura frontiera tra Ecuador e Perù siamo entrati in un vortice di eventi, incontri e luoghi che ci ha tenuti occupati per piu di un mese senza volerci lasciar partire. A malincuore, e senza aver visitato forse una delle sue parti piu belle (la selva), siamo dovuti uscire. Stava anche per scadere il visto e, insomma, il tempo stringe e dobbiamo essere a Santiago il 6 di gennaio altrimenti i poveri bambini cileni non potranno ricevere il carbone e i dolcini che Gaëlle si porta appresso da tutto il viaggio;)


In Perú non c'è stato tempo per riposarsi.  Pazienza, da morti ci avanzerá il tempo.  D'altronde come si puo stare seduti dentro un internet point quando fuori c'è uno dei piu bei cieli, mai visti, da ammirare con tutte quelle sfumature di blu celeste e azzuro. Per non parlare delle sue nuvole bianche dove immaginare figure distesi su un prato, molto spesso, sacro per gli antichi abitanti del luogo. L'arcobaleno piu grande e bello della mia esistenza l'ho visto a Cusco. Poco distante c'è un posto che si chiama Chincherro che in Quechua  significa "luogo dove nascono gli arcobaleni": potevo mai andare a perdere la vista di fronte ad un monitor?

Di notte, direte voi. Ci potevi andare di notte a scrivere il post. E no. Vi sbagliate, perchè di notte la magia del cielo peruviano ti rapisce con tutte le sue stelle sconosciute:  la luce di Sirio è un fascio potente nella notte australe, la costellazione del Carro e quella di Orione si presentano con una capovolta ambiguita, per dirla alla Guccini, che non ti permette di distrarti.

Troppe le cose da fare. Troppi i luoghi da vedere, le cose da mangiare, gli odori da annusare, le persone da incontrare. Il blog poteva aspettare!


Il Perú è un museo a cielo aperto e gran parte dei suoi tesori, quelli che si salvano dai furti e dalle distruzioni dei barbari, sono ancora tutti da scoprire. In Perù non c'è solo machu pichu e non ci sono solo gli Inka. Anzi se gli Inka sono arrivati a fare cio che hanno fatto è perchè si sono avvalsi delle conoscenze di civiltà grandissime che li hanno preceduti. Insomma dal nostro ingresso nella costa desertica del nord non abbiamo fatto altro che rimanere a bocca aperte di fronte a tutto quello che il Perù ci ha mostrato.

Piramidi e intere città di fango delle culture Chimu, Moche e Mochica. Fortezze arrocate in monti irraggiungibili dei Chachapoya.  Aquedotti tagliati nella pietra con perfezione moderna dei Cajamarca. Linee e figure disegnate nel suolo dai Nazca e Paracas. E poi si arriva a Cusco e alla sua valle sacra dove i forti uomini Inka hanno costriuto un impero in ciento anni e hanno dato esempio della loro bravura e grandezza costruendo tutta una serie di opere ingegneristiche civili, militari, agricole, irrigue una piu impressionante dell'altra.Potevo perdere tempo di fronte ad un Pc? Continuo a chidervelo.


In piú c'è da dire che a parte le opere costruite dall'uomo c'è una cosa in Perù che ti lascia due volte a bocca aperta: la natura. Opera della pachamama, la madre terra, che tutt'oggi viene omaggiata, giustamente, da offerte.  Lo spettacolo unico del Peru sta proprio nel suo mix tra deserto, sierra, selva e cordigliera. Un paese dove non basterebbe un anno intero per conoscerlo sufficientemente, non dico a fondo perchè ci vorrebbe una vita.


Il  Perú è anche quello che abbiamo conosciuto grazie ad Attilio. Il quale ci ha portati a vedere il lato meno turistico, che sempre bisognerebbe avere la fortuna di visitare. Il Perú dei bambini poveri e sporchi che grazie ad adozioni a distanza hanno un pasto caldo al giorno e possono essere seguiti mentre fanno i compiti. Il Perù delle periferie nate da invasioni notturne, dove l'acqua, la luce e le fogne sono promesse elettorali molto spesso non mantenute.  Problemi comuni dell'america latina. Campagne che si svuotano e città che ingrandiscono a vista d'occhio lungo le direttrici della panamericana che attraversa il paese da nord a sud. 


Lasciare la panamericana e iddentrarsi nel paese significa poter percorrere 200 km in 13 ore su strade bianche dove a stento le ruote del bus rispettano i margini della strada. Significa dover scendere dal bus per aiutare l'autista a spostare i massi caduti che impedscono di proseguire. Significa finire in posti fuori dal mondo, persi in montagne altissime dai bianchi ghiacciai dove poche persone vivono in case di pietra a paglia aspettando che passi la stagione delle pioggie  per transumare in vallate ancora piu alte al seguito del bestiame. Significa vedere bimbi di 7 anni che per arrivare a scuola si fanno un ora di marcia nelle montagne scendendo un notevole dislivello che si devono fare al rientro. Significa trovare gente che vive secondo metodi e tradizioni antichissime che parla lingue sconosciute ed è capace di curare i mali con l'aiuto di allucinogeni. 

Ad ogni modo è difficile rinchiudere il paese in poche righe. È un lavoro di sintesi che non voglio fare e che non merita. Ci vorrebbe un libro. Ogni citta visitata un capitolo. Ogni persona un aneddoto. Ogni bambino un sorriso e attenzione a non dimenticarsi le caramelle pèrchè intanto ve le chiedono. 
Insomma, vi volevo solo trasmettere un po della buena onda che rilascia il paese. Invitandovi a visitarlo. Sicuro che non ve ne pentirete.


Per la cronaca, vi lascio dicendovi che abbiamo dovuto salutare temporaneamente la Panamericana. Infatti non passa per la Bolivia e non volevamo perderci quest'altro paese che, a detta di tutti, merita tanto quanto il Perù. Pertanto, dopo aver soggiornato sulle isole del lago titicata, dalla parte peruviana e boliviana, siamo arrivati a La Paz. Non so a chi sia venuta la brillante idea di chiamare questo posto "La pace" visto che è un casino. Siamo arivati solo da un giorno ma tanto basta per rendersi conto del bordello che ci circonda.
Domani andiamo a percorrere in bicicletta quella che chiamamo la strada piu pericolosa del mondo. Se ne usciamo vivi ci potremmo sentire di nuovo. Nel caso contrario sarò contento di aver visitato il Perù prima di morire... e magari è la volta buona per riposare, chi lo sa?

 

 

Par G. & Anto
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Samedi 20 décembre 2008 6 20 /12 /Déc /2008 02:01



Qosqo est devenu notre base d'opération pour préparer toutes nos aventures dans la vallee sacrée des inkas! Sublime, je le note au passage mais c'est un bien faible mot pour vous décrire en réalité ce qu'est et ce qu'était la région aux alentours de la capitale du

tahuantinsuyo, l'empire inka.

 

En voulant faire dans l'économique pour aller au Machu, on a finalement fait dans l'hallu la plus complète. J'vous explique: il faut compter environ 100$ MINIMUM pour faire la visite du Machu, j'ai eu beau essayer de retourner le trajet dans tous les sens pour gagner du temps et de l'argent mais rien n'y a fait, le monopole national de la PeruRail (désormais aux mains des Chiliens qui s'emparent doucement mais sûrement de toute la région) a la belle vie, pas de route pour rejoindre le site, seulement le train qui, pour les étrangers, (wagons séparés des autochtones svp!) coûte entre 25 et 400$, c'est au choix. Bon, je vous cache pas que ca n'était pas du tout dans le budget et puis les touristes on en a plein les bottes (surtout les anglosaxons, sans faire de généralités hein!).

Alternative!: en réalité, il faut toujours se méfier de ce que te dis un péruvien, c'est une règle d'or. En effet, il existe bien un route, qui n'arrive pas jusqu'au Macchu mais permet au moins de s'en rapprocher. Depuis une centrale hydroélectrique perdue dans les montagnes, il suffit de deux heures de marche le long d'une voie ferrée pour rejoindre Aguas Caliente (eau chaude, à cause des sources thermales), de là 15 minutes en bus.

 

De Qosqo nous voilà donc parti pour prendre un bus, tranquille, pépère, on arrive dans un petit terminal annexe où nous somme probablement les seuls gringos, des poulets tout prêts  à se faire plumer ;) la meuf qui nous avait promis un aller à 13 soles fait semblant de ne rien savoir, on passe a l'autre agence (des piecettes de 5x5m remplies de gens, de poulets, de chiens, de wawas (gosse en kichwa), de paquets plus gros les uns que les autres et le tout d'une propreté inégalable ;) bref, extrait de dialogue:

 

la nouvelle meuf : 14 soles

moi: aller va pour 14, mais c'est quoi comme bus?

la meuf: un bus comme ca (en nous montrant une super belle photo d'un bus qui a l'air trop confortable)

anto: mais celui là qui est dehors?

la meuf: si, si, aquicito no más (oui, oui, celui là juste ici)

 

On paye, et on voit partir le bus trop confort sans nous...le notre, tout brinqueballant nous attendait juste derrière, dégueu et probablement sans ammortisseurs. Nous avons oublié la règle d'or. Quelle ne fut pas notre surprise toutefois lorsque le bus déjà très plein se remplit encore, de partout! et oui, ici il y a la première classe (devant), la deuxième classe (derrière, sans amortisseurs...) et la classe "intermedio", là tu voyages où tu peux, comme tu peux, la plupart sont debout pendant 10h, les autres allongés dans le couloir.

De mon côté, mon siège ne sallongeait pas, le mec debout dans le couloir s'endormait régulièrement sur moi, sous mes pieds un wawa qui dormais béatement et les bonds du bus puisque je suis en deuxième classe. Le super panard quoi!

 

Il est 4 heure du matin, je n'ai pas vraiment réussi à dormir malgré une grande fatigue, coup de chance, un combi (petite camionnette) nous attend, pas de chance il a déjà dépassé sa capacité d'occupation (9 personnes pour un usage européen, 17 en moyenne pour un usage péruvien), on va devoir se tasser! Zoo cest parti, sans dormir de nouveau, il est 6 heure lorsque nous arrivons à la centrale hydroélectrique, il nous reste deux heures de marche...finalement on va domrir à Aguas Caliente!!!

 

Après ce bain de vie locale, la Machu est le lieu idéal pour décompresser à condition d'y être avant tous les touristes: à 5:30 nous sommes dans le bus, à 6:30 devant l'entrée de Wayna Picchu, le grand pic derrière la ville que l'on voit sur toute les cartes postales! Nous les premiers, nous arriverons tout en haut, sans personne, la montagne et nous et les nuages! du bonheur en barre! Nous restons plus de 2h à admirer la vue et même l'absence de vue lorsque la brume se lève et nous enveloppe, et puis nous redescendons par une nouvelle route, plus facile que la précédente où il a fallu escalader un rocher avec le vide derrière soi :I

Petite crise de mysticisme pendant la redescente et qui durera quelques temps, près de 3 jours en fait, le temps de faire la vallée. Le reste de la ville est somptueux, vous vous en doutez!

 

 

Fini le Machu, direction Ollantaytambo, petite bourgade au creux d'une vallée vert

tendre, intégralement construite sur les bases inkas et dominée par plusieurs fortins cyclopéens. Les rues sont  étroites comme à Venise, le par-terre dallé et au milieu ou sur les côtés coule un ruisseau qui sert de réseau d'évacuation des eaux usées et autres détritus, tout ça construit par....on ne sait pas qui et repris par les inkas et vous connaissez la suite ;) (oui, au fait, i parait que les inkas, ils ont rien foutu, ils se sont juste posés la, même au Machu ;) Ca nous a tellement plu comme ambiance qu'on s'est payé  le luxe de dormir dans une maison inka réaménagée ;)

 

Lendemain de nouveau sur les routes, direction las salinas de Maras...comment vous dire...c'est en arrivant là-bas que j'ai compris pourquoi cette vallée est sacrée... les salines ce sont en fait 4000 petits bassins construits en terrasse à flan de montagne. La construction est déjà en soi une prouesse architecturale quoique le système d'irrigation soit encore plus impressionant. Une seule rivière, habilement détournée et canalisée est utilisée pour donner de l'eau à tous les bassins, génialissime! vraiment! et surtout pré-incaique! Et les couleurs!!!! Les couleurs, c'est un truc de ouf! Au detour du chemin qui mène là-bas, un chemin tout petit, tout marron, on est ébloui par la blancheur du lieu, presque aveuglé lorsque le soleil apparait! extraordinaire! D'autant plus que la surprise ne s'arrête pas là...les bassins sont bicolores, d'en haut tout est blanc, d'en bas tout est jaune ocre, un peu conmme au Machu où tout est gris d'en bas et tout est vert d'en haut.

Et finalement, je m'aperçois que la saison des pluies a aussi du bon, parce que durant l'été, la zone a une toute autre apparence, tous les propriétaires viennent travailler leurs parcelles (les bassins appartiennent à deux communautés qui travaillent en coopérative, chaque membre possède un nombre variable de parcelles en fonction de son ancienneté) sans parler des ordes de touristes ;)

 

Pour finir, Chinchero, la ville où nait l'arc-en-ciel, autre petit village inka, une immense place tout verte avec vue sur la vallée...nouvelle crise de mysticisme...retour sur Qosqo littéralement entourée des arc-en-ciels les plus parfait que je n'ai jamais vus!

 

 

Par G. & Anto
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Dimanche 16 novembre 2008 7 16 /11 /Nov /2008 02:03

Buenas noches a todo el mundo. Les escribo otra vez desde Chachapoyas, ciudad perdida en la región de Amazonas Perú. Llegamos aquí hace dos días y tuvimos que pararnos obligatoriamente por un derrumbe en la carretera, la cual, destapada, es inaccesible hasta mañana. Entonces me dije:- "Oye voy a escribir un post en español" para los panas y para mi prima que, con gran aprobación y placer, mi hizo saber que está estudiando español y por eso hace practica con mis escritos. Aprovecho para saludarla.

Esta bien, la ultima vez que les escribí acabábamos de entrar en ecuador. Lamentablemente, ya salimos. Duramos 18 días y rápido les voy a decir que vuelta dimos: después de comprar unos recuerdos en el famoso mercado artesanal de Otavalo y comer unos platos típicos, fuimos a Quito para encontrarnos con María del Cisne pero al final resultó difícil comunicarnos con ella y no pudimos vernos en Quito. Lastima, porque me hubiera gustado conocerla.  Quito es una ciudad hermosa con el centro histórico más bonito de todas las capitales latinoamericanas visto hasta a ahora. Pero no guarda nada de su pasado Inca porque el Rey Atahualpa prefirió quemar toda la ciudad en lugar de permitir a los españoles de ocuparla. Desde allá fuimos a ver la laguna verde de Quilotoa, ubicada en el cráter de un volcán activo a 3800 metros con 200 personas indígenas (que hablan Quichua) organizadas en comunidad para manejar el turismo y su vida. A pesar de las imágenes del Presidente Corea en las ventanas, las banderas verdes de su partido para darle el SI la constitución, aquí tienen reglas propias y no quieren a la policía. Juzgan según tradición indígena y se agarran un ladrón ante del juicio lo ponen 4 días bajo tierra  y después lo azotan, peor pasa si agarran un asesino porque lo queman.
Con 4 horas de camino fuimos a un pueblo perdido que se llama Chugchillan donde pudimos comer cuy y ver como se celebra el día de los muertos con las ofrendas de comida en las tumbas de los difuntos. Con un largo viaje de 7 horas y media (nada comparado al Venezuela, pero el ecuador es muy pequeño y nos acostumbramos a viajes cortos) llegamos a Baños, donde durante 3 días pudimos calentar nuestra piel y huesos en las aguas termales de la ciudad que llegan hasta los 42 grados, aprovechando el asombroso alrededor de cascadas naturales. Paradójicamente, solo en Baños logramos comunicarnos con Maria del Cisne, la cual nos dijo que no había problema para quedarnos en su casa en Cuenca, pero el único problema era que ella tenia que trabajar en Quito el día siguiente y estaba a punto de salir de la ciudad. Por lo tanto no pudo estar allá con nosotros y fuimos hospedados en su casa por su mama y sus hermanos que se portaron con nosotros como si fuéramos amigos de una vida. Muchísima gracias;) que dios se los multiplique. Además Cuenca es súper chévere. Una ciudad bien bonita con un centro colonial limpio y lleno de edificios coloniales asombrosos, un río donde la gente va a lavar y secar su ropa al sol, una iglesia "catedral" espectacular y, mas que todo, a dos horas de la ciudad queda el resto arqueológico Inca mas importante del país: Inga pirca. Merece una visita. Bellísimo.
Salimos de Cuenca para terminar nuestra estadía en Ecuador con un par de días de relax en un valle de la eterna juventud. El pueblito se llama Vilcabamba, y está cerca de Loja. Un pequeño pueblo con gente ultra centenaria con hotel que brindan servicios de Spa  para todos bolsillos. Es inútil decir que pasamos los dos días entre jacuzzi, sauna y ping pong. Así, cuando nos sentimos bastante mimados por el calor del agua y las burbujas de la jacuzzi, decidimos afrontar el largo viaje hasta Perú y despedirnos de otro país hermoso lleno de colores y de sonrisas sinceras.

Por la noche agarramos un bus desde Loja con destino a Piura, primera ciudad de Perú. En bus, yo soñaba con el buscama o, más bien, bus poltrona de Flamingo, con su aire acondicionado y sus películas. En ecuador no hay la misma calidad de buses. Se viaja  todo apretado sin aire y se ven puro películas de Van Dame! Pero sale mucho mas barato.  
Cruzamos la frontera a las 4 de la mañana bajo una luna llena asombrosa. No había otro ruido sino lo del rió que separa los dos países. La frontera entre Ecuador y Perú es un puente con dos carteles. El primero, del ministerio de turismo ecuatoriano, decía "gracias por visitarnos" y el segundo, 30 metros mas allá, dentro una grande bandera peruana nos acogía con un"bienvenidos al Perú.

El viaje fue mas largo de lo que tenia que ser y tuvimos que esperar una hora frente la orilla de un rió, crecido por la lluvia, para poderlo cruzar con el bus, dado que el punte al lado estaba en reconstrucción.
Al final llegamos en Perú con ojos abiertos para agarrar las diferencias y todo lo que se pueda  sin tener algunas expectativas. Si tengo que elegir una palabra para describir lo que probé al ingresar en Perú cojo "Arena". Estaba por todo lado. De hecho el norte del Perú es prácticamente un desierto, bajo un cielo azul inmenso, pero ya ahora estamos mas al este en la selva por lo tanto creo que el escenario de la panamericana peruana será bástate rico y vario.

Ya les diré con mas tiempo

Hasta lueguito...

  

Par G. & Anto
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Dimanche 16 novembre 2008 7 16 /11 /Nov /2008 00:52

...Ca tourne toujours pareil! les routes sont toujours un énorme morceau de gruyère, les gens ne vont pas plus vite et l'occasion de graisser la patte à quelque fonctionnaire, pour traverser la frontière par exemple, suit les mêmes chemins tortueux que j'ai connu au Venezuela ;)
Le meilleur souvenir de l'Equateur ne sera jamais cette journée passée à attendre un coup de tampon durant 12 heures sous un soleil de plomb et un froid de  canard quand la nuit est tombée mais ce sera sans doute la bonne humeur à toute épreuve et le sourire inébranlable de nos compagnons d'infortune qui eux ne sont pas en vacances un gros sac sur le dos mais qui sont là depuis 5h du matin pour aller travailler.
Les têtes ont changé, imperceptiblement, je ne sais pas trop quand mais soudain je note une profusion de chapeaux de feutre, de longues tresses noires unisexe, des ponchos de laine colorés, des visages couleur de cuir, travaillés par le vent, le soleil et le froid.
Depuis Otavalo, au nord, jusqu'à Cuenca, au sud, les femmes continuent de porter leur costume traditionnel, et même si la tradition n'a que 400 ans et qu'elle n'a rien "d'indigena", elles sont magnifiques et très coquettes, qu'elles soient en villes, dans les champs ou au sommet d'un volcan!
Il n'y a qu'à Quito que les habitudes se perdent mais la ville est tellement somptueuse que l'on oublie vite ce détail. Un joyau d'architecture, la seule capitale qui vaut le coup pour le moment, les vieux immeubles coiffés de tuiles rouges sont au garde à vous comme pour faire une haie d'honneurs au promeneur essouflé de se ballader si haut sur terre.! Et malgré ça toujours pas de lama en vue.
Des routes de terres défoncées nous emmènent à plus de 3000 mètres dans l'un des endroits les plus reculés, les plus pauvres mais surtout les plus beaux du pays, Quilotoa, petit village accroché comme un nuage au cratère d'un volcan encore en activité. Pour la première fois, pas de plaza Bolívar et pas d'église non plus, quelques maisons que la communauté organisée utilise pour accueillir les touristes. Une pièce, sans isolation, sans chauffage mais une bonne épaisseur de couverture. Pas d'eau courante, une peu d'électricité et beaucoup de chaleur humaine, les gosses en particulier qui se font un plaisir de se foutre de nous profitant du fait que nous sommes complètement ignare en kichwa! Ils apprennent très rapidement à jouer à la scopa (jeu de carte italien) pendant qu'on galère avec nos premières leçons de langue. Le lendemain, d'autres gens, d'autres habitudes, les personnes qui nous ont accueillies ne sont plus là, d'autres ont pris leur place, c'est ainsi que fonctionne la communauté, tout à tout le monde et chacun travaille un peu dans tous les secteurs, tourisme, agriculture, développement, etc. Chacun respecte l'ordre établi et la justice locale s'occupe du reste: si tu vole, au trou pendant 4 jours le temps de réunir toute la communauté qui te sort, te file 40 coups de fouet et te bannie. Le meurtre c'est le bucher, expéditif mais efficace, ici pas de problème depuis 20 ans.
Voyage le jour des morts, de drôles de processions remplissent les cimetières et les familles se pressent autour des tombes pour laisser aux défunts leur plats favoris pendant que tout le monde se délecte de cuyes (les petits cochons d'inde dont je vous ai déjà parlé).
Après le froid et les trecks, il nous fallait nous refaire une petite santé! Direction Baños pour...les bains, reputés, à 42 degrés ou à 5, c'est au choix! Après moultes bornes avalées et muscles engourdis, c'est le panard total, le soir au bains, à la belle étoile sous la cascade qui descend de l'impressionant Tungurahua (autre volcan, celui là très actif!), petits verres de vin, et c'est parti pour de nouvelles aventures en vélo ou en rafting histoire de pas rouiller!
On finira notre séjour à Cuenca, au sein d'une famille que nous ne connaissions pas (moyen de voyager que nous affectionnons de plus en plus) mais qui nous a accueilli comme si nous étions de la famille. Cuisine délicieuse (mote pio, un régal!) et ville magnifique, une autre classée au patrimoine mondial, du bonheur pour les yeux y compris dans la campagne proche ou l'on trouve enfin des vestiges incas, les premiers après tant de kms, faut dire qu'Atahualpa s'est donné du mal à détruire son empire pour éviter de le laissez aux espagnols ;) allez, encore deux jours de rouille totale dans la vallée de l'éternelle jeunesse (tu m'étonnes !: eaux termales, jacuzzi et sauna aux herbes curatives) où serait encore enterré le fabuleux trésor d'Atahulapa avant de rejoindre le Pérou !

Par G. & Anto
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