Mardi 7 avril 2009 2 07 /04 /Avr /2009 16:30

L'arrivo a Caracas é, come al solito, molto caldo. Il sole sorge presto e alle 10 del mattino il termometro registra 31 gradi. Una buseta scassata mi accompagna al terminal dove l'aria condizionata mi da un po di sollievo.
Il bus per l'aereoporto é in ritardo e per di piú c'é una grossa coda in autostrada.
E' il primo di aprile e volendo scongiurare ogni eventuale scherzo mi muovo con molto anticipo rispetto all'ora di partenza. All'aarivo il check in chiuso e mi tocca aspettare mentre una quarantina di cinesi si affolanano dietro di me. Finalmente un signore dietro lo sportello mi fa cenno di avvicinarmi. Devo andare in cassa e ripassare per il check in successivamente, pagare la tassa di uscita e quella dell'aereoporto, passare il controllo antidroga, il metal detector per due volte, la dogana, il duty free, e un ultimo controllo di polizia prima di entrare in aereo.
L'aria condizionata é cosi forte da costringermi a indossare la copertina che la luftansa offre ai suoi paseggeri. Il sole fuori dal finistrino tramonta lentamente mentre accumuliamo ritardo sull'ora di partenza. Quando, finalmente, l'aereo decolla é gia notte, e con l'aiuto di diversi bicchieri di nero d'avola il sonno non tarda ad arrivare.
Sei ore piu tardi, mentre viene servita la colazione, l'aereo sorvola l'europa prima di atterrare a Francoforte. Fuori fa freddo ma c'é il sole. Faccio un altro check in, sorpasso altri inevitabili controlli per entrare in un secondo aereo con destinazione Torino. Spero che anche a Torino ci sia bel tempo, ma non mi faccio troppe illusioni vedendo i nuvoloni e le perturbazioni alle quali va incontro l'aereo.
Arrivo in italia sotto una forte pioggia. Il cielo é grigio e un forte vento mi spettina tutti i capelli. Dopo l'abbraccio con mio fratello aspetto i bagagli per tirare fuori una giacca ed evitare la broncopolmonite. Arrivati a casa sua e saro' costretto a starci rinchiuso tutta la sera per via della pioggia e di un forte mal schiena per un vecchio dolore dimenticato e risvegliato proprio dal forte cambio climatico.
In teoria é primavera, ma in pratica é inverno.

Per chi non l'avesse capito il viaggio e' finito...
Il primo, drammatico, simbolo che mi fa capire di star rientrando in europa ancora prima di mettere i piedi a terra, é un limone giallo nel carrello delle bevande trainato dalle Hostess della Lufftansa.
Da un anno é mezzo i miei limoni erano verdi. Gli altri quasi li avevo dimenticati. Eein brasile, per via della cipiriha, il consumo dei limoni mischiati a zucchero e cashasa e stato tale che l'aciditá di stomaco é stata una fedelissima compagna di viaggio. Ma che ci volete fare quando la cashasa costa un euro e i limoni son succosi e quasi regalati? La caipirinha!!!
In un mese, passando per Florianopolis, San Paolo, Rio, Salvador e Manaus, ho avuto modo di sperimentarne diverse e di amarle tutte allo stesso modo anche se le migliori erano quelle che mi facevo io.
In un mese ho potuto praticare il mio portoghese e perfezionare tanto l'accento da farmi scambiare piu di una volta per paulista.
Ho avuto il mio battesimo del surf nelle onde del atlantico e ho tifato contro il Vasco de gama in un match al maracaná.
Mi son bagnato a ipanema e discusso con il capo di una favela di Salvador che mi voleva fottere dei soldi.
Ho ballato la samba in una roda a San Paolo e fatto un memorabile churrasco nel 26esimo piano di un grattacielo della avenida pauslista.
Ho navigato 5 giorni sul Rio delle Amazzoni dormendo su amache aggrapate al soffito  e appicicate le une a le altre.
Ho fatto un sacco di cose ma piu che altro ho conosciuto gente incredibilmente allegra e mi sono incontrato con amici brasiliani, sardi e belgi che seguono nei loro viaggi personali.
Ho avuto notevoli problemi con un bancomat che ha smesso di funzionare e ho capito che se non sei brasiliano é difficile riuscire a fare un sacco di cose (anche comprare un biglietto online) p
erche ti richiederanno sempre il CPF che é il codice fiscale brasiliano, che ovviamente i turisti non hanno.
Ho passato un mese straordinario in un paese che non credevo potesse piacermi in questo modo e dal quale non mi aspettavo niente.

Forse é proprio questo il segreto di tutto. Non aspettarsi mai niente... e accettare tutto cio che arriva...di modo che anche la fine di un viaggio possa riservare sorprese che potranno essere ben accette e perche no, magari, un altro viaggio, proprio come in quella canzone che mi ha accompagnato per tutto il tempo passato in strada.



"Al final del viaje está el horizonte,
al final del viaje partiremos de nuevo,
al final del viaje comienza un camino,
otro buen camino que seguir descalzos contando la arena..."
Silvio Rodriguez



Par G. & Anto
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Lundi 9 mars 2009 1 09 /03 /Mars /2009 19:42

Questo post dovrebbe essere scritto in portoghese ma per quanto mi applichi (otto giorni Brasile sono pochi), ancora non posso farlo. E' gia tanto se riesco a farmi capire e a capirli quando parlano con quel linguaggio pieno di "sc" "ci" e "gi" da farlo sembrare molto simile al campidanese. In molte conversazioni mi sembra di sentire mia madre e mia nonna che discutono.
Ad ogni modo, per me che non ho mai studiato portoghese è un gran successo e a dire il vero da domani si sperimenterà del tutto la mia caparbietà perchè fino a questo momento sono stato accompagnato da Paolo, amico semiottico che fa un dottorato qui e che parla molto bene portoghese. Ma domani non ci sarà più lui a chiedere all'autista dell'autobus la giusta direzione. Stanotte infatti lascio San Paolo e mi dirigo a Rio de Janeiro, poi dovrei salire fino a Salvador de Bhaia, poi Brasilia, Manaus e un po di Amazonia prima di rientrare in Venezuela. In effetti i piani erano altri ma si sà come vanno i viaggi quando si incontrano gli amici...ad ogni modo vi racconterò...e poi il viaggio è quasi alla fine, purtroppo!

Giusto per farvi un breve riassunto, se ancora qualcuno è interessato a leggere un blog molto poco aggiornato e con grandi problemi per quanto riguarda la parte fotografica, vi dico che da Ushuaia mi son diretto a Rio Gallegos, dove un taxista di origini sarde mi ha portato all'aeroporto e da li ho preso un volo che partiva alle 2 di mattina con destinazione Buenos Aires.

A Buenos Aires, ospite di ragazzi conosciuti in Bolivia, mi son fermato più di una settimana per cercare di conoscere una città incredibilmente dinamica e piena di vita e contrasti come ogni altra città sud americana.

L'argentino medio ha molto dell'italiano. Scherzando, questi due ragazzi mi dicevano che l'Argentino ha preso le abitudini dell'italiano più incivile e "burino". In effetti, a guardare i cartelli presenti in ogni angolo della strada che ricordano l'entrata in vigore della patente a punti o l'uso obbligatorio del casco, al fianco di persone che spudoratamente infrangevano le regole di fronte a poliziotti intenti a fare altro, ho pensato spesso all'Italia di qualche anno fa. Per non parlare del loro modo molto italiano di "levantare" le ragazze o la maniera cadenzata di parlare che li rende molto simili agli italiani. In qualsiasi altro paese dell'America latina la gente mi scambiava per Argentino ma in Argentina ero semplicemente un "tano" la maniera graziosa che hanno per riferirsi agli italiani. 

Buenos Aires è una bella città. Sicuramente difficile da definire dopo una settimana di soggiorno, ma per il poco che ho girato e ho visto mi son fatto un'idea.  La mia idea è quella di una città caotica, con quartieri residenziali con edifici in stile parigino al fianco di un vecchio centro storico dove ragazzi distribuiscono volantini con donne nude pronte ad offrire esperienze forti. Un porto canale ristrutturato e diventato un quartiere di lusso. Il quartiere boemio di San Telmo con i turisti che vorrebbero imparare a ballare tango affianco al quartiere del Boca, dove il numero di case dalle pareti colorate aumenta in quanto ne hanno capito il potenziale turistico. Ma al di la del "caminito" con le sue case colorate e la "Bombonera" (lo stadio del Boca), la gente non si spinge perchè il Boca è un quartiere poverissimo e si rischia di farsi derubare. Buenos Aires è una città che vive la notte nei quartieri di Palermo e Abasto senza rendersi conto della famiglia che alle 4 del mattino cerca da mangiare nella spazzatura. O magari li vede ma ci passa oltre e non ci pensa. Buenos Aires, con il suo tango e le milongas, con il sosia di maradona e le foto di Che Guevara è un attrattivo turistico che copre con un velo le verità più difficili da digerire. A Buenos Aires le Madri di piazza di maggio continuano a sfilare da piu di trentanni ogni giovedi sera rivendicando giustizia per i loro figli scomparsi. Alle 4 del pomeriggio nella piazza fa un caldo infernale e un paio di bambini, probabilmente venuti dalla Villa 31, la favela che sorge a due passi dal centro dei palazzoni delle multinazionali, si fanno il bagno nella fontana proprio di fronte alla Casa Rosada perchè quello è l'unica piscina che conoscono e che si possono permettere. Poco piu tardi, verso le 7 di sera quando chiudono gli uffici, è probabile che gli stessi ragazzi si uniscano all'esercito di cartoneros che si incammina nelle deserte strade del centro, all'ombra dei grattacieli, per aprire le buste di immondizia e tirarne fuori qualsiasi tipo di carta che possano reciclare. Ovviamente i più ricercati sono i fogli bianchi della stampante ma, basta che sia carta, qualsiasi pezzo ha il suo prezzo e in una sera si possono mettere da parte 15 pesos che è l'equivalente di un bicchiere di birra bevuto in un locale alla moda di Palermo Soho. Iniziato con la crisi del 2002, il mestiere del cartoneros continua a proliferare tra i nulla tenenti. 

Questa è una delle altre facce di Buenos Aires. Per conoscerla bisogna lasciare i quartieri alla moda e semplicemente andare a percorrere la Calle San Martin che da Plaza de Mayo porta alla stazione di Retiro. Bisogna stare attenti a non schiacciare i barboni che dormono al riparo di saracinesche e prendere un treno che porta i pendolari, stanchi morti come in qualsiasi altra parte del mondo, nelle loro zone residenziali lontano dei centri turistici per eccellenza. Questa è la Buenos Aires più autentica, quella di tutti i giorni le cui immagini non son degne di entrare nelle cartoline. A fare turismo ci pensa Maradona e Che Guevara, il Tango di Gardel e le finte e colorate pareti del Boca...
Anche in questo sembra che gli argentini abbiano preso molto dallo stile italiano.



 
Par G. & Anto
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Dimanche 15 février 2009 7 15 /02 /Fév /2009 02:56

Questo`è il post piu australe del blog. Lo scrivo dal di sotto del 54esimo parallelo. nella terra del fuoco.

Ushuaia è la citta piu a sud del mondo. Nata come colonia penale all iniizo del secolo, Ushuaia è oggi una città devota al turismo, con una grossa attività portuaria. I suoi abitanti originari, gli Onas e gli Yamana, sono stai decimati dai conquistatori (come ovunque) e oggi rimangono solo dei tratti somatici sulle facce dei nativi che ne ricordano l'esistenza.
Qualche museo, un parco nazionale, diverse agenzie che offrono viaggi al polo sud a prezzi astronomici e diversi nigth club, luogo comune ai diversi porti del sud del mondo.
Il vento soffia forte, e il freddo mi fa dubitare di essere in estate.
Arrivare qui non è stato facile.
Ho mangiato tanta polvere sulla Carretera Austral, e alla fine ho dovuto fare autostop per arrivare alla fine in tempo per prendere una barca che facendomi atrtaversare un lago mi ha lasciato nel ultimo posto di frontiera cileno. Da li ho  dovuto fare 20 km a piedi in un bosco per attraversare una improbabile frontiera tra cile e argentina. Ho ammirato durante 5 ore i pezzi di giaccio che si staccavano dal enore ghiacciaio del Perito moreno, spofondando nel mare con un tonfo incredibile. Mi son perso per 5 giorni negli incredibili scenari del parco della Torre del paine e mi son ritrovato a navigare nello stretto di magellano per arrivare in un isola in compagnia di 300 000 pinguini pronti a emigrare verso il nord.
Ho incontrato tante persone, ho bevuto buon vino e sopportato venti che soffiavano a 45 km/h.
Questa è stata la patagonia ma in realtá e stata molto di piú. Me la porto dentro e forse un giorno ve la racconterò-
Domani si riparte, anzi tra 4 ore ho un bus e poi un aereo che mi porterá a Buenos Aires.  La capitale mi aspetta con le sue empanadas, le mamme di plaza de mayo, il tango e la milonga, il mate e una partita del boca,
Il tempo vola, i giorni passano in fretta e ancora manca tanta strada sino a Caracas. Nelle orecchie mi suona una buona canzone di Serrat che riportando i versi del poeta mi motiva ricordandomi che il camino non esiste, è andando che si fa il cammino...
Buona notte Australe.

Par G. & Anto
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Jeudi 29 janvier 2009 4 29 /01 /Jan /2009 23:42

Da queste parti si dice che chi va di fretta in Patagonia perde tempo. Me ne rendo conto subito salendo sulla barca che dall'isola Chiloè mi trasporterá 500 miglia piu in basso, nel puerto di aysen, cuore della Patagonia cilena.
La partenza prevista per le 4 del pomeriggio, a causa della bassa marea, viene posticipata alle 7.  Il capitano, cercando di salpare a tutti i costi, danneggia un elica e la partenza slitta alle 11, e poi alle 4 del mattino.
Finalmente, dopo aver cambiato elica e capitano, alle 6 e 30 del giorno dopo si parte.
24 ore di navigazione, tra fiordi dove nuotano delifini, pinguini e dove si coltivano salmoni al riparo del virus che ha colpito i loro cugini del nord, per arrivare al cuore della patagonia. Da qui domani intraprenderò un cammino difficile lungo la carrattera austral per attraversare il confine con l'Argentina, la dove non esistono strade. Sará un viaggio difficile e senza certezze. I trasporti pubblici sono miraggi e prego il Dio degli autostoppisti che qualcuno mi carichi perchè devo assolutamente prendere una barca che parte lunedi. 

Per il resto che dirvi? da quando son rimasto solo a proseguire il viaggio è passato quasi un mese. Ho dovuto fare una sosta forzata di 10 giorni  in una Santiago estiva con 32 gradi all'ombra. Ospite a casa di due tipi assurdi e incantevoli.
Ho avuto modo di sistemare tutte le cose che dovevo e ricevere il tanto atteso pacco dall'italia che mi ha permesso di proseguire il viaggio. Da li mi son spostato nel verde della zona dei laghi. Tra vulcani attivi e lagune dalle acque color smeraldo. 
Son stato ospite a casa di gente simpaticissima con la quale ho condiviso momenti incredibili. Devo proprio ringraziare couchsurfing per esistere e per rendere cosi facile l'incontro fra persone sconosciute e far sentire a casa i viaggiatori.
Grazie ad Ignacio, un ragazzo che vive a Puerto Varas, ho potuto pedalare per un giorno intero in paesaggi mozzafiato, discendere tra la lava secca dell'eruzione di un vulcano e spararmi 70 km in una strada bellissima. Grazie a lui ho potuto apprezzare la bontá e il prezzo stracciato dei frutti di mare di queste parti. Passando da amico ad amico ho pouto conoscere posti incantevoli, fuori dai destini turistici comuni e trovarmi in sella ad un cavallo a cavalcare nelle onde del pacifico. Cosi facendo mi son ritrovato ospite a casa di una persona che chiamano il pazzo. Una casa di legno in una isola, ad una ora e mezzo di navigazione da chiloè, dove l'elettricitá non esiste. Un isola dove il tempo si è fermato. Anche un punguino l'ha scelta per andarci a morire. Con tempo carichero le foto e potrete rendervi conto di cosa parlo.

Ora, con un po di fretta per via della mia data di rietro, vado dritto alla scoperta della Carrettera austral e dopo a visitare il parco nazionale piu importante dell'america latina: la torre del paine. Da li la meta piú australe: Ushuaia e dopo di che la risalita che ancora è poco chiara. Ma anche se ho fretta non lo dico a nessuno perchè vale sempre il detto sopra riportato e pertanto se qualcosa va storto, pazienza. Tanto se c'è qualcosa che avanza, in patagnoia, è il tempo.

Par G. & Anto
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Samedi 10 janvier 2009 6 10 /01 /Jan /2009 18:42

L'uomo e gli animali superiori, essendo composti per oltre il l'80% di acqua salata, sono ricchi di sale (cloruro di sodio) e ne devono assumere regolari quantità, soprattutto attraverso il cibo, per integrarne le perdite. Per questo non esiste organismo vivente superiore che possa fare a meno del sale. E per questo l'uomo, sin dalle epoche preistoriche, ha ricercato, prodotto e commerciato questo bene così importante, considerato prezioso quasi quanto l'oro, tanto da essere usato dai primi re romani per pagare i soldati (da cui il termine "salario").
La proprietà del sale di proteggere dalla decomposizione ne ha poi fatto, durante i secoli, una sostanza anche dall'alto valore simbolico e religioso.

Esso era il simbolo della natura eterna del patto di Dio con Israele, di verità e saggezza per i cristiani ("Siate il sale della terra...").
Gli antichi egizi lo usavano nel processo di mummificazione delle salme dei faraoni. Con il sale, simbolo anche di longevità e durata, si stringevano patti e giuramenti, come quello di fedeltà delle truppe indiane agli inglesi.

Secondo la tradizione gli spiriti maligni odiano il sale, ed ebrei e musulmani sono convinti che protegga dal malocchio. Ma una sostanza così potente andava usata con cautela e nel Medioevo il galateo imponeva rigide regole sul suo utilizzo a tavola, dove non doveva mai essere toccato con le mani.
Versare il sale a tavola, allora come oggi, porta sfortuna, ma attreversare il piu grande deserto di sale del mondo sul tetto di una jeep, riempiedosi ogni poro, della pelle scoperta, col suo sale in un giorno di sole sotto un cielo magnifico, che specchia le sue nuvole bianche sul suolo che percorriamo, creando un percorso incerto tra scenari psichedelici, è una benedizione divina e non può che essere auspicio di buona fortuna.
Penso a tutte queste cose mentre, seduto sul tetto della jeep, attraversiamo il Salar di Uyuni, cercando di uscirne indenni. Sopratutto la Toyota, il cui motore è stato ricoperto da un sacco di plastica per evitare danni.
Con 12000 km2 di superficie, il Salar di Uyuni è il piu grande deserto di sale del mondo nonche la piu grande riserva mondiale di litio. Le emozioni provate non si possono descrivere. Alcune foto vi possono dare una idea del luogo, ma per capirlo a pieno ci dovreste andare. Ad ogni modo è la migliore soluzione che troviamo per passare l'ultimo dell'anno in Bolivia...

Lasciamo tutte le cose brutte, in conserva sotto sale, alle nostre spalle e andiamo incontro ad un 2009 dal gusto piacevolmente salato.
Orizzonti bianchi talmente piatti da sembrare curvi. Cielo e nuvole che si fondono nel riflesso dando vita a prospettive inimagginabili. Insomma, un posto unico al mondo, e salato, come il 2009 che auguro a tutti voi...

Par G. & Anto
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